L'inverno rappresenta il banco di prova più severo per l'impianto elettrico. Il calo delle temperature porta criticità fisiche che trasformano l'avviamento in una sfida tecnica, dovuta alla convergenza tra la riduzione della capacità di spunto della batteria e l'aumento della resistenza meccanica del motore. Capire queste dinamiche è fondamentale per prevenire i fermi macchina e gestire la manutenzione.
Il problema nasce dalla natura delle batterie al piombo, la cui reazione chimica rallenta drasticamente con il freddo. A zero gradi si perde molta potenza di spunto proprio quando il motore ne richiede di più, a causa dell'olio che diventa più viscoso e oppone resistenza. Questa forbice tra minore energia disponibile e maggiore richiesta di potenza causa i mancati avviamenti.
Le vetture attuali complicano lo scenario con i sistemi Start&Stop e la connettività sempre attiva, che richiedono accumulatori specifici come Agm o Efb. Sostituirli non è più un'operazione banale: spesso serve uno strumento di diagnosi per registrare il nuovo componente nel Bms, affinché l'alternatore gestisca correttamente i flussi di ricarica e non danneggi la batteria nuova.
Il cedimento raramente è improvviso: un motorino di avviamento pigro o il mancato funzionamento dello Start&Stop sono avvisaglie chiare. Nemici della batteria sono anche i tragitti brevi, dove l'alternatore non ha il tempo fisico per reintegrare l'energia spesa per l'accensione a freddo. In questi casi, l'uso di un mantenitore di carica domestico è l'unica garanzia di durata.
Se l'auto non parte, l'avvio con i cavi richiede cautela per proteggere le delicate centraline dai picchi di tensione. È essenziale collegare prima i positivi e poi il negativo dell'auto soccorsa a un punto di massa del telaio, mai direttamente alla batteria. L'uso di un booster professionale dotato di protezioni elettroniche è comunque sempre preferibile ai cavi tradizionali.